PREMESSA

Il Progetto si identifica nella nuova area di azione della Sostenibilità Ambientale, una delle aree sulla quale il Rotary International ha indirizzato il suo focus di azione. Nell’anno rotariano 2020-2021 con la presidenza di Pasquale Montuoro il Rotary Club Cava de’ Tirreni ha inteso promuovere l’elaborazione di un progetto sul quale si sono confrontati i Presidenti 2020/2021 dei sette Rotary Club Area Salerno (RC Cava de’ Tirreni, RC Nocera Apudmomtem, RC Salerno 1949, RC Salerno Duomo, RC Salerno Est, RC Salerno Picentia, RC Salerno Nord Due Principati) che è poi sfociato nella decisione di elaborare e condividere un unico progetto da attuare sia in attività comuni e sia in identiche attività da svolgere nei rispettivi territori, facendo leva anche sulla sensibilizzazione delle amministrazioni locali riguardo l’importanza del verde urbano da intendere come vera e propria “infrastruttura di salute pubblica” in grado di migliorare il benessere fisico e mentale dei cittadini.

Le azioni di sensibilizzazione e l’impegno del Rotary con il progetto “Rotary Urban Green”

  • Elaborazione del “Manifesto Città Green” da far adottare alle amministrazioni locali che rappresenta per l’architettura e l’urbanistica una scelta di fondo, imprescindibile e necessaria per trasformare le sfide ecologiche e climatiche, ma anche economiche e sociali, in straordinarie occasioni di rilancio e riqualificazione delle città in Italia e pensare agli alberi come una vera e propria “infrastruttura di salute pubblica”.
  • Conferenza sul verde urbano (con coinvolgimento di università ed esperti del settore)
  • Programma di sensibilizzazione nelle scuole secondarie di primo grado
  • Donazione e piantumazione di alberi nelle città
  • Installazione della “Rotary Green Artwork” (elemento simbolico di rigenerazione urbana innovativa e futuristica, da posizionare in area di notevole visibilità in ogni comune aderente al progetto)

IL PERCHE’ DELLA SCELTA

  • Inquinamento Atmosferico

Tra il 1990 e il 2019 le emissioni globali di CO2 sono aumentate di circa il 70%, la concentrazione in atmosfera di CO2 ha superato abbondantemente la soglia critica delle 400 parti per milione (412), con un aumento di quasi il 20%, mentre la temperatura media del pianeta è cresciuta di circa un grado rispetto ai primi 90 anni del 1900. Secondo l’Agenzia USA per l’Atmosfera e gli Oceani (NOOA), questi dati segnalano un trend di crescita della temperatura media del pianeta tra 3° e 4°C entro la fine del secolo. Da notare che il rapporto “Trajectories the Earth Systemin the Anthropocene”, pubblicato nell’agosto 2018 dalla prestigiosa National Academy of Sciences degli USA, sostiene che già l’aumento di “soli” 2°C potrebbe essere “la scintilla di un effetto domino incontenibile”, con modificazioni dei regimi climatici e l’intensificazione di eventi estremi che mettono a rischio molte regioni del pianeta. Da un lato la struttura e la stabilità dei sistemi di approvvigionamento idrico, agricolo ed energetico e dall’altro la sicurezza delle zone costiere soprattutto nelle zone più povere o di recente sviluppo. Tra l’altro c’è da considerare che, ogni anno, tra i 3 e i 4 milioni di persone in tutto il mondo muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico (asma, malattie cardiache, ictus, ecc. dovute proprio all’aria tossica che si respira ogni giorno).

  • I dati della cementificazione

Soffocati da asfalto e cemento: perdiamo due metri quadrati di verde al secondo. Nonostante la popolazione diminuisca si costruisce sempre di più. Negli ultimi sei anni l’Italia ha “occupato” con cemento o asfalto superfici che erano in grado di assicurare lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di Co2. In Italia il consumo del suolo dovuto alla cementificazione è a un livello record: nel 2018 sono stati cementificati 51 chilometri quadrati di territorio, una media di 14 ettari al giorno, 2 metri quadrati al secondo. E lo spreco di suolo aumenta specialmente in città: sono proprio i territori già compromessi a registrare i dati più alti. Nelle aree urbane ad alta densità, nel 2018 sono stati persi 24 metri quadrati per ogni ettaro (10.000 metri quadrati) di area verde. Sono i dati del Rapporto 2019 di Ispra e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) sul consumo di suolo in Italia presentato al Senato: ogni italiano ha in “carico” oltre 380 metri quadrati di superfici occupate da cemento o asfalto, un valore che cresce di quasi 2 metri quadrati ogni anno, con la popolazione che, al contrario, diminuisce sempre di più. Come se, nell’ultimo anno, avessimo costruito 456 metri quadrati per ogni abitante in meno. Più cemento più caldo: l’effetto isola di calore urbano. Dalla maggiore presenza di superfici artificiali a scapito del verde urbano deriva anche un aumento delle temperature. La differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2 gradi.

  • Cosa fare dopo l’emergenza sanitaria Covid19

Il Prof. Francesco Ferrini del Dipartimento di Produzione Agroalimentare e Scienza Ambientali dell’Università di Firenze ha più volte evidenziato, in diversi suoi articoli e pubblicazioni ,*  come sia importante attivare un processo di “rigenerazione urbana”. La pandemia globale ci ha messo di fronte a tutti i nostri errori e una volta che essa sarà risolta e l’economia comincerà a rimettersi in moto, ci sarà anche da ricostruire e rigenerare le aree urbane dove si concentrerà, nel prossimo ventennio, oltre il 70% della popolazione, con ondate di inurbazione alle quali dovremo essere in grado di far fronte, non solo in termini di offerta abitativa, ma anche di offerta ambientale. Per decenni abbiamo costruito abitazioni e abbiamo urbanizzato enormi superfici come se non ci fosse un domani. Abbiamo continuato a consumare suolo come se questo fosse una risorsa inesauribile. Pensando solo all’oggi e non al domani, a garantire, in base al principio della sostenibilità, alle generazioni presenti di soddisfare i propri bisogni senza però compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri. Come se al ristorante avessimo mangiato di tutto senza pensare che poi ci sarebbe stato un conto da pagare, non solo economico, ma anche per la nostra salute. Ma, soprattutto, senza pensare che anche quelli dopo di noi avranno bisogno di “mangiare”. Adesso non abbiamo più tempo, dobbiamo rigenerare le nostre città, dobbiamo impedire un ulteriore consumo del suolo, dobbiamo ridurre l’inquinamento dell’aria e delle acque. E lo possiamo fare solo attraverso un processo di rigenerazione che non può che rifarsi ai 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile indicati dallo “United Nations Sustainable Development Goals” adottato da tutti gli Stati membri dell’ONU nel 2015. Si possono individuare tre principali sfide per la rigenerazione urbana sostenibile:

– ambientale (cambiamento climatico, emissioni di carbonio e uso delle risorse),

– sociale (disuguaglianza, coesione e salute)

– istituzionale (governance, intesa come L’insieme dei principi, delle regole e delle procedure che riguardano la gestione e il governo di una società, di un’istituzione, di un fenomeno collettivo).

Soprattutto la realtà dei cambiamenti climatici presenta e presenterà sfide particolari per le città. Allagamenti, ondate di calore, siccità e altri eventi estremi hanno un impatto fisico sulle città e sulle infrastrutture urbane e, di conseguenza, sulla salute e la mortalità delle popolazioni urbane (si pensi ai circa 4 milioni di morti all’anno nel mondo direttamente o indirettamente legati all’inquinamento già citati al punto precedente). Questi eventi possono anche avere un impatto indiretto sulle comunità e sulle economie urbane attraverso il deterioramento delle risorse chiave e la creazione di incertezza sul futuro che, insieme, intaccano la fiducia negli investimenti sia nel capitale sociale che in quello finanziario e possono portare a disuguaglianze socioeconomiche.

Il verde tecnologico: la sfida alla rigenerazione urbana con l’alleanza “cemento & natura”

La sfida nella costruzione o, meglio ancora, nel ripensamento delle città del futuro, passa attraverso un connubio che in passato è sempre stato in antitesi. Dove c’era cemento non si riusciva ad immaginare la presenza della natura. Il progetto proposto vuole proprio orientare le azioni future impostando la pianificazione mettendo insieme «cemento & natura» attraverso l’utilizzo della tecnologia e delle innovazioni del verde. Tetti verdi, meglio noti come giardini pensili e pareti di verde verticale sono gli elementi che possono dare nuovo volto alle città ma soprattutto un notevole contributo al miglioramento della qualità ambientale, della tenuta idraulica e della vivibilità dei contesti urbani.I giardini terapeutici in Italia sono una realtà in aumento ed espansione soprattutto negli ultimi anni, sempre più strutture come ad esempio ospedali, centri diurni, case di cura ma anche asili o  ludoteche, stanno iniziando a creare le loro aree private verdi a fini curativi, ricreativi e perfino terapeutici. Le origini di queste cosiddette aree verdi terapeutiche, pensate per aiutare il recupero della salute, possiamo rintracciarle nei paesi anglosassoni dove vengono chiamati “Healing Gardens”. Gli studi, guidati da specialisti del settore, evidenziano che i benefici spaziano dal campo intellettivo e psicologico a quello prettamente fisico, da quello sensoriale fino a quello di tipo emozionale.